Una notte di monologhi e musica. Il disco d'esordio dei Club Privé, dentro il rito che lo ha generato.
Allo zero il tempo lineare si spegne. Comincia il Kairos.

Delenda Mundi · 2026
Delenda Mundi non è la fine del pianeta: è la demolizione del «Mondo» inteso come impalcatura di ruoli, orari e gerarchie.
Per una notte il Club Privé diventa eterotopia — niente finestre, niente orologi, niente cognomi — dove il tempo lineare del Chronos cede all'intensità del Kairos e l'identità civile resta sulla soglia insieme alla giacca.
Monologhi e canzoni si alternano come un unico rito: l'annientamento temporaneo dell'ordine per riscoprire, sotto le sovrastrutture, l'unica cosa rimasta vera, l'umanità nuda e plurale.
All'alba il Mondo si ricompone, ma chi lo ha visto crollare non potrà più crederlo immutabile: resta l'incendio, e la consapevolezza che basta un interruttore.
Il nome civile cessa di avere valore. Restano i corpi, le intenzioni, il presente.
La luce accecante è lo strumento del controllo; l'ombra è la matrice della possibilità.
Il tempo misurato muore. Un'ora può durare un secolo, una notte condensarsi in un istante.
Qui il corpo non accumula: spende. Sudore, energia, voce. È l'economia del dispendio.
«Io so che basta un interruttore per spegnervi tutti. Io so come si distrugge il vostro mondo. Basta aspettare che si nasconda il sole.»
...in una ipotetica deriva del Mondo, anno 2096...
Questo è il Giorno: una bugia illuminata. Rimetti l'ombra.